Turi

Poliziotto penitenziario morto suicida. Parla la mamma:” Voglio giustizia per mio figlio!”

Una telefonata inaspettata in redazione:” Ciao Massimo, sono Rosanna la mamma di Umberto, (nome del poliziotto penitenziario morto suicida ndr) volevo ringraziarti per la puntata di Libera..Mente che hai dedicato a mio figlio!”.

Con queste parole, pronunciate con un filo di voce, dolce, ma piene di dolore, ha esordito Rosanna, mamma di Umberto, che, da cittadina italiana e mamma chiede solo giustizia per il figlio.


Non posso nascondere l’emozione che ho provato quando ho ascoltato quelle parole, piene di dolore di una mamma che ha perso il proprio figlio (il secondo, purtroppo, in quanto dieci anni prima ne aveva perso un’altro) e vuole, anzi, pretende giustizia. E mi sono commosso.

Nei giorni scorsi, ci siamo occupati appunto, di questo triste evento, non solo noi di Mistral ma molte testate giornalistiche, in quanto a fare “rumore” non è stata solo la scomparsa dell’agente, ma quello che potrebbe esserci dietro quel triste epilogo. E di interrogativi i familiari e non solo, se ne pongono, anzi ne sono invasi.

Uno su tutti: Perchè? Cosa ha spinto Umberto a questo gesto estremo? Perchè gli è stato permesso di tenere con se l’arma di servizio fuori dalle mura del carcere? Perchè (qualora fosse vero) è stato bullizzato?

Domande alle quali, sicuramente la Procura di Bari darà delle risposte, ma sopratutto, l’auspicio è che venga fatta giustizia.

Giustizia, è proprio quello che pretende la mamma del Poliziotto, infatti afferma:” Non voglio nessun tipo di risarcimento economico. Voglio solo che venga fatta chiarezza ed eventualmente giustizia sulla morte di mio figlio. Ma sopratutto mi auguro che questa storia possa essere d’aiuto per altri agenti che eventualmente vivono, od hanno vissuto, una storia simile a quella di mio figlio, e che si faccia il possibile che quanto accaduto al mio Umberto, non si ripeta mai più!”. Aggiunge :” Voi di Mistral, cercate di mantenere “vivo” il ricordo di mio figlio, continuate a parlarne e ad approfondire, non lasciate cadere questa storia nel dimenticatoio”. 

Cara Rosanna, te lo promettiamo. Noi ci saremo, e torneremo sull’argomento questo è quello che possiamo fare nel nostro piccolo, per non “abbandonare” il tuo Umberto.

Infine, cara Rosanna, sappi che la telefonata che abbiamo ricevuto da te, è stato il più bel regalo che potevamo ricevere. Sono queste manifestazioni d’affetto, la voglia di giustizia, che ci danno la forza di andare avanti nel nostro lavoro. 

Massimo Sportelli