Tina Resta, la metamorfosi politica: da “donna di sinistra” alla Lega. Il puzzle del potere è completo

Turi (Ba) – Il puzzle politico di Tina Resta, ex sindaca di Turi, sembra ormai completo. Quella che un tempo si presentava come “voce indipendente” e “donna di sinistra” oggi approda ufficialmente nelle file della Lega, il partito che la sostiene nella corsa alle prossime Regionali pugliesi. Una parabola politica che, per molti cittadini turesi, lascia più di una perplessità.
Dalla sinistra al Carroccio: il lungo viaggio di Tina Resta
Anni fa, Resta divenne assessora comunale proprio in una lista di centrosinistra. Poi, dopo aver conquistato la carica di sindaca di Turi, cominciarono i primi scricchiolii: dichiarazioni di stanchezza, minacce di dimissioni (più volte presentate e poi ritirate), tensioni interne e continue giravolte politiche.
Ora, ironia della sorte, la ritroviamo candidata con la Lega — lo stesso partito che le ha spalancato le porte del Teatro Petruzzelli di Bari, dove è stata nominata in un incarico su designazione del ministro leghista Giuli.
Eppure, il percorso politico di Resta verso il centrodestra non nasce oggi. Durante la scorsa campagna elettorale comunale di Turi, alla presentazione della sua lista si vide comparire Fabio Romito, consigliere regionale e allora candidato sindaco del centrodestra a Bari, venuto a sostenerla pubblicamente. Oggi, la candidatura con la Lega chiude il cerchio.
Nomine e alleanze: quando la politica diventa un gioco di incastri
Durante la sua amministrazione, Resta non fu nuova a scelte politiche controverse. Fece discutere, ad esempio, la nomina di Sandro Laera, allora coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, ad assessore esterno al personale. La nomina arrivò – come la stessa Resta confermò in un servizio di Piazza Pulita (La7) – dopo una lettera di “suggerimento” del sottosegretario Marcello Gemmato.
Una scelta che suscitò polemiche in paese: non solo per l’influenza politica esterna, ma anche perché Laera non era stato eletto in consiglio.
Ombre e procedimenti giudiziari intorno alla cerchia della ex sindaca
A complicare il quadro, ci sono poi alcune vicende giudiziarie che hanno toccato, direttamente o indirettamente, l’ambiente politico vicino alla Resta.
Durante la scorsa campagna elettorale, emerse la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati per caporalato del marito della Resta e di un candidato della lista “Resta per Turi”, Antonio Palmisano (allo stato attuale, non risultano rinvii a giudizio e vige la presunzione di innocenza).
Non solo: tra le figure più vicine all’ex sindaca spicca ancora Sandro Laera, oggi imputato per falso ideologico legato a presunti rapporti di lavoro fittizi con la moglie Diana Maggiolini. Entrambi risultano inoltre sotto processo per calunnia nei confronti del sottoscritto, dopo che la magistratura ha archiviato la loro denuncia per diffamazione e li ha rinviati a giudizio per aver sporto querela ritenuta infondata.
Nel direttivo cittadino di Fratelli d’Italia, accanto a loro, figura anche Giovanni Settanni, che per anni si sarebbe presentato come “giornalista professionista” senza esserlo realmente, secondo quanto risulta da verifiche presso l’Ordine nazionale dei giornalisti. Un contesto che solleva più di un dubbio sul concetto di “trasparenza e legalità” sbandierato da certi ambienti politici locali.
Il silenzio del partito e l’ipocrisia della destra
Ciò che stupisce, forse più di tutto, è il silenzio dei dirigenti regionali di Fratelli d’Italia, che continuano a mostrarsi in foto pubbliche e missioni istituzionali con gli stessi personaggi coinvolti in queste vicende.
Di recente, esponenti del partito posavano orgogliosi al Parlamento Europeo di Bruxelles accanto all’europarlamentare Michele Picaro: un’immagine di compattezza che contrasta con l’immobilismo nel condannare comportamenti quantomeno discutibili.
Intanto, la destra che da anni accusa i giornalisti di “attacchi politici” si affretta a mostrare solidarietà verso figure come Sigfrido Ranucci (Report) dopo l’attentato subito. Una solidarietà che, se non fosse per i fatti, suonerebbe più come un esercizio di facciata che come reale difesa della libertà di stampa.
Conclusione: coerenza cercasi
Il caso di Tina Resta racconta, in piccolo, la grande crisi di coerenza della politica locale: un continuo trasformismo, alleanze incrociate, e un’idea del potere che sembra valere più delle idee stesse.
Da assessora di sinistra a candidata della Lega: un viaggio che non può non far riflettere.
A Turi, molti ricordano ancora le sue dimissioni annunciate e poi ritirate da sindaca, con la motivazione che “il ruolo era troppo pesante”.
Eppure, oggi la vediamo correre verso la Regione Puglia, sostenuta da chi, un tempo, rappresentava tutto ciò che lei diceva di voler combattere.
Un bel caso di metamorfosi politica, o forse, semplicemente, di coerenza alla rovescia.
Massimo Sportelli
